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LA RIVISTA "VIVERE A VENEZIA" (Editoriale di Vivere a Venezia, Luglio-Settembre 1999)

Editore: Giuliano Graziussi

 

 

 

 

 

 

La rivista compie vent'anni:

Questo numero celebra i vent'anni della rivista. L'idea del titolo risale al 1970 quando ero direttore artistico del trisettimanale "El Codega", periodico di informazione turistica e culturale, nonché delle tradizioni popolari della città. Il sottotitolo era appunto "Vivere a Venezia". La registrazione ufficiale in Tribunale fu nel dicembre del 1979. Ambizioso era il voler impegnarsi per una periodicità trisettimanale, in effetti il 2° numero uscì spiegando l'impossibilità di mantenere questa cadenza poiché le notizie significative della città erano carenti. Allora la città offriva ben poco: le mostre erano rare (non esisteva Palazzo Grassi come contenitore espositivo), i musei non erano fonte di vivace promozione culturale come lo sono oggi. Le manifestazioni si riducevano in quattro scadenze precise: inverno con il Carnevale. La primavera con le feste tradizionali come "la Sensa". L'estate con la Biennale d'arte, fine estate o l'autunno, con la Regata Storica, il Premio Campiello, la Biennale Cinema e altre manifestazioni collegate a questi eventi. Ecco la necessità di editare un periodico con scadenza trimestrale.

L'idea, mantenuta per alcuni anni, di tradurre i testi in quattro lingue, venne successivamente abbandonata. Non grandi difficoltà incontrai nei vari numeri successivi, anzi molti collaborarono con un loro scritto, non li elenco qui perché sono proprio tanti, però per ringraziarli li ho citati tutti: giornalisti, architetti e non, nella seconda pagina di copertina in questo ed in altri numeri precedenti.

B runo Tosi, noto anche per aver ideato i premi ad "Omaggio a Venezia" e "Una vita per la musica", diresse il periodico per un solo numero. Gli succedette Gianfranco Bedin, giornalista del Gazzettino, che con diligente lavoro, attento alle realtà venete, ha dato possibilità alla rivista di mantenere il carattere dell'attualità culturale e informativo del territorio veneto. Dopo alcuni anni gli succedette l'architetto Giancarlo Alzetta che fu abile nel collegare l'Ordine degli Architetti di Venezia con Vivere a Venezia. Sostituii quest'ultimo, dopo aver vinto nelle aule giudiziarie ricorso contro l'Ordine dei Giornalisti per poter es­ere iscritto a quella corporazione (pur mantenendo l'iscrizione all'albo degli editori). Ciò mi permetteva di assumere, di diritto la carica di direttore responsabile della rivista. Questa polemica fu descritta in vari numeri del periodico e fi notizia quanto mai singolare poter vincere contro un'Ordine così corporativo. Vivere a Venezia era presente e capillarmente nel territorio Veneto, pur essendo spedita anche a livello nazionale ed in tutti i Circoli dei Veneti sparsi per il mondo. Ospitò in questi anni rubriche riguardanti le feste tradizionali veneziane e venete, itinerari turistici di zone poche conosciute, ricette tipiche e tradizionali, mostre d'arte, manifestazioni e spettacoli. Una rubrica che ebbe particolare successo nei primi anni novanta, fu quella intitolata "curiosità NON", dedicata a foto che illustravano il degrado, l'assurdo, lo scandalo, l'ironico, l'innettitudine di qualche episodio occorso fra le calli e campi veneziani a ragione di qualche Ente: una piccola didascalia spiegava l'immagine anche con poche ma significative parole. Varie rubriche hanno avuto successo, fra le quali "Assessore ci dica...", "Direttore ci dica...", "Console ci dica...", "Avvocato ci dica...", quest'ultima curata da una personalità veneziana recentemente scomparsa: l'avv. Antonio Pognici. Un'esclusiva intervista che curai personalmente fu quella dedicata al futuro culturale di alcune città venete e riguardava particolarmente l'opinione di sindaci e assessori alla Cultura di Venezia, Treviso, Padova, Verona, Vicenza, Pordenone, Trieste e Gorizia. Rubriche intitolate Vivere a Venezia, furono sottoscritte da persone che fanno parte attiva della cultura veneziana, come Lia Sartori, Massimo Cacciari, Maria Teresa Rubin de Servin, Nereo Laroni, Arrigo Cipriani, Antonio Casellati. In­terviste a Tullio Crali, Mario Rigoni Stern, Cecilia Gasdia, Giovanna Nepi Scirè, Silvano Bussotti, Vincenzo Di Tella, Annalisa Furlan, Antonio Niero, Livio Ricciardi. Anche la polemica ha trovato spazio in Vivere a Venezia. Da quella eclatante dedicata all'Expo e ai Pinck Floyd, alla stampa francese che diffama Venezia, al "Vizietto", due assessori alla cultura di diverse città avevano il vizietto di promettere e di non mantenere quello proposto. Interessanti rubriche dedicate all'Arte Minore, i Mestieri a Venezia, il vetro, la seta, le vere da pozzo e una pagina inedita ed importante documento è stata quella dedicata ai "Capitelli". A pochi passi da villa Condulmer di Zerman (TV), due capitelli affrescati all'interno si dice da Paolo Veronese che abitò in una villa poco distante. Altre rubriche: "C'era una volta un sindaco - Sono tutti urbani all'Asses­sorato all'Urbanistica di Venezia? -Gondola e Gondoliere, a che cosa serve un ente che non ha informazioni da dare. Quanti giornalisti in realtà pubblicano i loro articoli? - La polemica personale con gli addetti stampa degli enti e assessorati non è stata cosa da poco per la risonanza che ha ottenuto in seguito la pubblicazione. Le notizie storiche dei Dogi e le loro curiosità "Evviva San Marco! Abbasso San Marco", la cultura di Baiamonte Tiepolo e la "veda del morter", Medaglioni veneziani Daniele Manin. Altre rubriche dal titolo. Vi sono Gallerie abusive a Venezia?, il dopo Carnevale, Prima e Dopo a confronto, notizie storico fotografiche di come nel tempo sia stata trasformata una piazza o un palazzo. Storia dei sessant'anni di cinema con foto illustrative dell'epoca. Metrò a Venezia. La Regata Storica, con interviste dei re del remo (per poter essere considerati Re, bisogna aver vinto in Canalasso cinque volte consecutive) con la foto di tutti i "re" insieme. Tante altre rubriche, articoli, sono stati dedicati a Venezia e al Triveneto. Non ho mai letto però, altre riviste come questa che dedicassero maggior parte delle pagine a Venezia, al Veneto si, ad altre città anche, ma tante pagine tutte a colori per Venezia proprio non mi risulta.

T entativi di sinergie culturali sono state proposte più volte dal mio Editoriale. L'idea di aggiungere altre pagine a quelle esistenti di "Vivere a Venezia" è stata lanciata; anche al sindaco Cacciari, ma inutilmente; e così pure alla Regione e alla Provincia. La proposta consisteva nell' inserire nella rivista, oltre al carattere già ben stabilito, notizie di pubblica utilità sulla gestione delle Amministrazioni interessate. Solo un caso andò a buon fine anche se non senza critiche oziose, aver unito al numero normale del periodico un fascicolo in­tercalare, che riguardava l'isola di S. Servolo di proprietà della Provincia, dalla stessa sostenuto finanziariamente.

U n fascicolo fu inserito anche in occasione della pubblicazione durante il periodo di Carnevale e un altro in occasione della Regata storica. Lo scopo di tale iniziativa era, ancora una volta, quello di stabilire un rapporto editoriale con l'Amministrazione pubblica interessata a questi eventi. La mia speranza era di allinearmi editorialmente ai loro programmi. L'esito editoriale è stato molto apprezzato dai lettori ma il fascicolo non aveva contributo finanziario quindi i costi erano interamente sopportati dall'editore. Ancora una volta non si voleva ca­pire la reciproca utilità della collaborazione tra pubblico e privato.

L a rivista era distribuita periodicamente in tutte le edicole della provincia di Venezia e anche in alcune nel triveneto e in altre parti d'Italia. Un'idea che funzionò bene tra i consumatori di "Vivere a Venezia" è stata quella di omaggiare i lettori,di volta in volta, con una piccola grafica firmata di pugno dagli artisti Ludovico De Luigi, Toni Benetton, Arbit Blatas, Renato Borsato e il fotografo Fulvio Roiter. Essa era richiamata in copertina. Ciò permetteva di personalizzare ulteriormente la pubblicazione Le spese del periodico erano coperte in parte dalla pubblicità inserita. Non vi era del resto necessità di cercare altro lucro in quanto gestivo la galleria d'arte in campo S Fantin a Venezia, e pertanto la rivista fungeva di corollario alla mia attività principale. La redazione era composta da tanti amici che scrivevano a titolo gratuito. Di fatto però la maggior parte dei contributi continuava essere scritta di mio pugno; perfino il lato grafico, l'impaginazione e il materiale fotografico di corredo dovevano essere curati dal sottoscritto. Molti proprio per tali motivi dubitavano della durata di tale iniziativa fondata solo sulle mie forze.

Devo dire invece che ciò mi stimolava a proseguire. Il mio carattere ottimista non mi impediva di ricercare qualche innovazione e di insistere sulle sinergie che continuavo a cercare. Fu la volta che conobbi il presidente (appena eletto) dell'Ordine degli Architetti della provincia di Venezia, Gianfranco Vecchiato, anche lui giornalista, pieno di entusiasmo e desideroso di collaborare con uno spazio di pagine ben determi­nato riservato all'Ordine da lui presieduto. L'iniziativa fu accolta dall'intero consiglio con entusiasmo. Da parte mia dovetti sacrificare il fatto che il periodico usciva puntualmente già da tanti anni nelle edicole e che l'Ordine ora desiderava diversamente, e cioè che fosse distribuito solo tramite spedizione postale. Arrivò il momento dell'inaugurazione. Il primo numero del gemellaggio fu presentato su mia iniziativa in due famosi ristoranti che aderirono sponsorizzando l'avvenimento. L'accordo nasceva sotto i migliori auspici.

C on Vecchiato (responsabile di Redazione), ci si intese su ogni punto. La rivista mutò l'impostazione dividendosi in due parti: la prima parte dedicata all'attività consueta del periodico (mostre nel triveneto, itinerari, percorsi storici e cronaca degli avvenimenti più im­portanti di Venezia), e l'altra con contributi degli architetti iscritti all'Ordine. Non sempre il materiale è pervenuto alle scadenze pattuite, ma inizialmente la voglia di fare superava ogni ostacolo. Gli argomenti pubblicati sono variati di volta in volta, gli architetti che collaborano sono numerosi e motivati. Il materiale è scelto e di buona qualità, vuole distinguersi dalla semplice informazione professionale contenuta nei tanti opuscoli-periodici distribuiti ai vari Ordini, per proporre contributi diversi e di livello culturale più elevato Per avvicinare la rivista al contributo scritto dagli architetti, ho pensato, grazie anche alla collaborazione di Ettore Merkel, di scegliere gli argomenti da pubblicare di volta in volta all'interno di una tematica pertinente all'Architettura e ad approfondimenti di carattere mono­grafico ai quali dedicare un numero inte­ro della rivista. Si iniziò così la "serie" da collezionare di "Vivere a Venezia". Il primo numero di tale collezione fu dedi­cato agli "Organi musicali del Triveneto" con riferimenti specifici oltre alla materia Musicale alla Architettura, Scultura, Pittura. Non vi è dubbio che tale iniziativa avesse non solo il merito dell'originalità ma anche quella della pertinenza con l'architettura e l'architet­to i cui studi come è noto, contemplano anche la storia delle arti figurative. Succedette il numero dedicato al concorso per la costruzione del Teatro la Fenice, descrivendone alcuni episodi inediti delle polemiche sorte allora tra i concorrenti architetti. Altrettanto interessante proprio per rafforzare il connubio con l'Ordine, aver voluto tracciare la storia dei teatri veneziani che furono costruiti e demoliti durante la vita della Serenissima (l'articolo e i saggi furono corredati da molte illustrazioni per lo più inedite). Quest'ultima edizione concerne la ve­trata: esiste architettura civile o religiosa che non abbia come parte integrante la vetrata?

L 'idea di dividere in due parti nette il periodico rispondeva sicuramente alle esigenze degli Architetti che avevano uno spazio interno alla rivista ben preciso, tanto è vero che le pagine a loro dedicate portavano a differenza delle altre il numero romano. Importanti e si­gnificative interviste o "ricordi" sono stati dedicati ad architetti illustri come: Gae Aulenti, Giuseppe Samonà, Ignazio Gardella, Manfredo Tafuri, Carlo Scarpa, Tadao Ando, Vittorio Gregotti, Le Courbousieur, Philip Johnson, Oscar Niemeur, Edoardo Gellner, Giovanni Miazzi, Valeriano Pastor, Aldo Rossi, Egle Trincanato, Cino Zucchi, Hans Hollein. In seguito la presentazione dei testi e degli apparati illustrativi si è fatta sempre meno puntuale fino ad obbliga­re la rivista a ridurre le uscite e a non mantenere la sua periodicità regolare. Con il procedere degli anni la collaborazione con l'Ordine ha edito un nuovo periodico di informazione professionale con cadenza mensile dal titolo "No­tiziario" che già veniva prodotto precedentemente con altra impostazione grafica e formato. Questo nuovo fascicolo è debitore a "Vivere a Venezia" del suo stile grafico tanto che si può affermare sia figlio di "Vivere a Venezia".

E' evidente che il Notiziario è indispensabile per la professione. Invece la rivista con i suoi contenuti di carattere culturale e l'eleganza della veste editoriale risponde alle esigenze di maggior prestigio per gli iscritti all'Ordine degli Architetti. Non si creda che basti solo una piccola divulgazione professionale per avere un simbolo editoriale di prestigio. Ciò è estremamente errato e riduttivo. La prova deriva dal fatto che il Notiziario è nato e lo è tutt'ora "supplemento" di "Vivere a Venezia". Far vivere il "figlio" per far morire, il "padre" è culturalmente e moralmente sbagliato. Lavorare per tanto tempo insieme ad un unico progetto con la volontà di identificazione e di migliorare l'immagine che con tanti anni di esperienza ha già la sua storia e il suo logo diffuso è un patrimonio che non deve essere sprecato. Per tale motivo recentemente è stato indetto un sondaggio esplorativo tra gli iscritti all'Ordine o che verteva tra l'altro sulla fiducia da accordare al Notiziario e alla Rivista. I risultati di questo referendum sono stati largamente positivi per Vivere a Venezia e ancor di più per il Notiziario. È questo un auspicio per lavorare più serenamente e meglio anche in vista del nuovo millennio. Per ora festeggiamo con compiacimento i vent'anni del periodico, augurando al "figlio" una vita ancor più lunga che garantisca la continuità a queste due testate giornalistiche concepite per rimanere unite.

 

Le riviste (Magazines)

Vivere a Venezia

Notiziario tecnico professionale di Architettura

Carlo Scarpa

 

Venezia (Venice)

Il carnevale

La regata storica

Le repubbliche marinare

Il Festival del Cinema

Il Gran Teatro La Fenice

I dipinti del Gran Teatro La Fenice

Storia dei teatri veneziani

Aspetti dei teatri veneziani

I giardini

Il liberty

L'oratorio San Filippo Neri

Gli organi del Triveneto

Masi Tabià Squeri e Casoni

Il banditismo nel Veneto

L'isola di San Servolo

I Paleoveneti

La basilica di San Marco

Il Gonfalone di San Marco

Acqua Alta 1966

Giovanni Correr e il Porto Franco

La caduta della Serenissima

La peste a Venezia

Il vetro di Murano

Le vetrate artistiche

Le edizioni d'arte (Art Editions)

Hanno collaborato...

Cossovel e Warhol

Benetton, Blatas, Borsato, De Luigi e Venezia

Antonio Corpora e Milena Milani

Renato Borsato

Aeromeeting '83

Arbit Blatas "scene"

Arbit Blatas "personaggi"

Vittorio Basaglia

Italo Mussa e il disegno

Novella Parigini: Carnevale e Zodiaco

Ludovico De Luigi e Ingrid Bergman

I balletti di Ilya Shenker

Giuseppe Cesetti e Tono Zancanaro

Le gallerie (Galleries)

Storia delle gallerie

PalaGraziussi

RICOVERI d'Arte

Manifesti delle mostre

La Pala di Ludovico De Luigi

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